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venerdì 5 febbraio 2016

Non conta l'occupazione di un immobile per l'assegno di mantenimento divorzile

Un marito deve pagare € 1.500 alla ex moglie come assegno di mantenimento divorzile.
La moglie abita in un immobile che ha occupato abusivamente ma che possiede tranquillamente.
Il marito ha quindi chiesto che l'assegno venga ridotto visto che la ex moglie non spendeva nulla per l'abitazione.
Personalmente ritengo che l'ex marito avesse ragione.
La Cassazione invece (sez. VI civile, ordinanza 223 dell'11 gennaio 2016, nella causa 22461/2014) è stata di parere diverso.
Ha infatti affermato che l'uso di un immobile occupato non poteva essere considerato perché era un uso precario e l'immobile avrebbe potuto essere ripreso dal proprietario.
La decisione per me è ingiusta per varie considerazioni.
La prima è che un reddito anche illegale è sempre un reddito. Se chi chiede un mantenimento ruba e guadagna € 10.000 al mese non è giusto e logico dire che può avere l'assegno da chi guadagna onestamente € 1.200 mensili, perché il reddito da furto è precario ...
Nel caso dell'immobile poi se il padrone volesse rientrare nel possesso dell'appartamento occupato abusivamente dovrebbe fare una bella causa e ... aspettare ... magari anni.
Sappiamo poi tutti che ci sono migliaia di immobili appartenenti alla pubblica amministrazione o a grandi società che nessuno sgombera...
Nel concludere direi che i giudici della Suprema Corte spesso non sembrano vivere nella povera Italia del 2016 ma sulla luna!

mercoledì 13 gennaio 2016

Si possono detrarre gli assegni familiari dall'assegno di mantenimento?

Il caso è questo: i coniugi si separano e viene stabilito un assegno di mantenimento a favore della moglie e del figlio.
Il marito versa una parte di questo assegno tutti i mesi. Nello stesso tempo chiede all'INPS che gli assegni familiari da lui percepiti vengano versati direttamente alla moglie e così avviene.
La moglie lo denuncia per il reato di cui all'art. 570 c.p.
Il tribunale lo condanna in primo grado e la Corte d'Appello lo assolve. La moglie -parte civile - ricorre in Cassazione. 
La Cassazione (sez. VI penale, sentenza del 15 settembre 2015, n. 44765, ved. testo della sentenza) ha assolto il marito.
La Suprema Corte ha seguito il ragionamento fatto dalla Corte d'Appello.
Nella separazione si era semplicemente stabilito un assegno, senza alcun riferimento agli assegni familiari.
Questi ultimi andavano quindi intesi come un qualcosa completamente al difuori degli accordi di separazione e di esclusiva pertinenza del marito. Quando quest'ultimo ha chiesto all'INPS di versarli alla moglie ha ceduto un "proprio" credito; in pratica è come - ad esempio - se avesse detto ad un suo inquilino di versare l'assegno alla moglie.
L'importo degli assegni familiari va quindi dedotto da quanto dovuto per l'assegno di mantenimento.
Va sottolineato che in questo caso, nulla era stato stabilito sugli assegni familiari. 
La soluzione sarebbe stata ben diversa se si fosse stabilito che il marito doveva versare una somma per l'assegno di mantenimento "oltre" gli assegni familiari. In questo caso sarebbe stata una cosa ben diversa.
Il concetto importante è che gli assegni familiari sono un beneficio a carattere assistenziale che è di stretta competenza di chi lo percepisce in virtù del suo rapporto di lavoro. Il percipiente lo prende come aiuto per le sue esigenze familiari, sia che sia separato o divorziato che no. Gli assegni familiari non spettano agli altri membri della famiglia.


assazione penale, sezione VI, sentenza 15.9.2015 n. 447565 - See more at: http://www.laprevidenza.it/notizie/cassazione-penale/legittimo-il-versamento-degli-assegni-familiari-al-genitore-affidatario-non-lavoratore-come-integrazione-dell-assegno-di-mantenimento-cassazione-penale-sezione-vi-sentenza-1592015-n-447565#sthash.WfY7xujb.dpuf
assazione penale, sezione VI, sentenza 15.9.2015 n. 447565 - See more at: http://www.laprevidenza.it/notizie/cassazione-penale/legittimo-il-versamento-degli-assegni-familiari-al-genitore-affidatario-non-lavoratore-come-integrazione-dell-assegno-di-mantenimento-cassazione-penale-sezione-vi-sentenza-1592015-n-447565#sthash.WfY7xujb.dpuf

Affido condiviso. Problemi per la permanenza paritaria dal padre e dalla madre

Abbiamo scritto altre volte del fatto che l'affidamento condiviso può essere anche un modo per evitare le problematiche dell'assegno di mantenimento. Se i minori vivono lo stesso tempo dal padre e dalla madre, si intende che entrambi provvedano a quanto occorre, generalmente senza fissazione di un assegno specifico.
Al di là della questione economica, la permanenza paritaria presso entrambi i genitori crea però spesso dei problemi ai minori.
Mi ricordo che io - personalmente e appena ce ne fu la possibilità - feci una separazione consensuale in cui si stabiliva che i ragazzi stessero con il padre e la madre (due medici) metà di ogni settimana, alternativamente.
Sembrava un'ottima soluzione ma dopo circa un anno i ragazzi si ribellarono per il troppo stress. 
Io assistevo la madre. Tornammo in tribunale (Roma) e la sentenza stabilì che i figli stessero con la madre, salva la facoltà del padre di vederli quando voleva.
Su questo solco ci sono state altre decisioni.
Recente è quella del Tribunale di Perugia (sez. I civile, ordinanza del 6/7/2015).
Qui non si trattava di matrimonio ma di una convivenza finita male.  I principi però sono gli stessi.
Il tribunale ha ritenuto  che il minore avesse una vita più problematica, dannosa per la sua serenità,  per il dover sempre stare a pensare a dove aveva messo (in quale casa)  i libri da portare  a scuola il giorno dopo, i capi d'abbigliamento e tante altre piccole cose.
Va sottolineato che nel caso in esame c'era anche un forte contenzioso anche per quella che viene definita eccessiva invadenza del padre e della sua famiglia.
Il tribunale ha anche ritenuto (e su questo non credo abbia molta ragione) che l'affidamento condiviso "paritario" incrementava le occasioni di lite tra i genitori; anche questo quindi era da evitare a tutela della serenità del minore.
Il bambino in questione aveva sei anni e quindi il giudice di Perugia ha ritenuto potesse comunque essere accudito meglio dalla madre. Per questo ha stabilito che vivesse prevalentemente presso la stessa.
Nel merito può essere tutto discutibile certamente ma quello che ci interessa qui è il principio. In altri casi - per le stesse motivazioni - si potrebbe stabilire una collocazione prevalente presso il padre.
A conferma di soluzioni del genere, la Cassazione ha stabilito che l'affidamento condiviso non vada inteso in modo rigido e che la collocazione prevalente presso uno dei genitori (padre o madre) non comprometta il principio della bigenitorialità  (Cassazione civile sentenza 1629 del 3 agosto 2015)


lunedì 16 novembre 2015

Adeguamento Istat per il mese di ottobre 2015. Assegno mantenimento invariato.

L'ISTAT,  ha pubblicato gli indici per il mese di ottobre 2015. 

Questo dato serve per calcolare l'adeguamento dell'assegno di mantenimento con decorrenza ottobre. 

La variazione del mese di ottobre 2015 rispetto a ottobre 2014 è dello 0 %. 

Questo significa che se un assegno di mantenimento era a ottobre 2014 di € 1.000, a ottobre 2015 diventa (€ 1000/100*100 (cioè 100-0)) € 1.000.  Rimane quindi invariato.

Per fare calcoli più veloci (anche per più anni precedenti) è comunque disponibile il foglio di calcolo in fondo a questa pagina. 

I dati sono comunque ricavabili (con qualche difficoltà) dal sito www.istat.it. Bisognerà cercare i dati dell'indice dei prezzi dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati

mercoledì 11 novembre 2015

Chi paga l'assegno di mantenimento non ha diritto di sapere come vengono spesi i soldi


Alle volte il diritto non è non sembra logico, specialmente se per diritto intendiamo le decisioni della Corte di Cassazione.
Il caso è semplice.
Tizio versa un assegno per il mantenimento dei figli minori.
Nonostante le numerose richieste la moglie non gli dice come spenda il denaro. La soluzione logica sembrerebbe quella che la moglie è obbligata a dimostrare come spende i soldi per i figli o che li spende per i figli e non magari per se stessa.
La Corte di Cassazione civile con la sentenza 12645 del 2015 (18.6.2015) ha deciso che non si abbia alcun diritto al rendiconto.
Questo perchè l'assegni di mantenimento è stabilito in modo forfettario, considerando i redditi dei due genitori.
Detta così non convince molto ed a mio parere esisterebbe la possibilità di far perdere l'assegno a chi lo usa in modo improprio ma di fatto la Cassazione ha questo orientamento.
Ovviamente la richiesta di rendiconto non dovrebbe diventare nella pratica un incubo, un fastidio dato al coniuge con cui vivono i figli; nello stesso tempo un minino di controllo sarebbe giusto che ci fosse.

mercoledì 4 novembre 2015

Adeguamento ISTAT di settembre 2015

L'ISTAT,  ha pubblicato gli indici per il mese di settembre 2015. 
La variazione del mese di settembre 2015 rispetto a settembre 2014 è di -0,1 %. 
Questo significa che se un assegno di mantenimento era a settembre 2014 di € 1.000, a settembre 2015 diventa (€ 1000/100*99,9(cioè 100-0,1)) € 999. 
In questo caso, quindi, l'assegno di mantenimento si riduce. In teoria quindi il costo della vita dovrebbe essere diminuito, in un anno, dello 0,1 %.
Per fare calcoli più veloci (anche per più anni precedenti) è comunque disponibile il foglio di calcolo in fondo a questa

pagina. 
I dati sono comunque ricavabili (con qualche difficoltà) dal sito www.istat.it. Bisognerà cercare i dati dell'indice dei prezzi dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati

L'assegno di mantenimento può essere ridotto con l'aggravarsi delle condizioni di salute dell'obbligato

Spesso la Cassazione scopre l'acqua calda ma è importante che lo faccia perchè capita anche che vengano prese decisioni molto discutibili. Quindi ... meglio le cose ovvie.
Ci si meraviglia anzi che si debba discutere su tante cose ovvie.
Veniamo al punto.
Il tribunale di La Spezia aveva imposto al padre di versare un assegno di mantenimento per la figlia minorenne di € 2.000,00 mensili. La cifra è stata determinata in virtù di un accordo redatto in precedenza tra i coniugi.
Il padre ha proposto reclamo alla Corte di Appello sul presupposto che le sue condizioni di salute si erano aggravate. E' infatti un professionista e la sua capacità di reddito si sarebbe ridotta per l'aggravarsi delle condizioni di salute.
La Corte di Appello di Genova gli dava ragione.
La madre ricorreva per Cassazione sostenendo che i redditi sulla base dei quali si era concordato l'assegno erano quelli da pensione e questi erano rimasti invariati nonostante l'aggravarsi della malattia.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19106 del 2015 ha dato ragione al padre.
Ha rilevato che il padre aveva concordato di dare € 2.000 sul presupposto di poter integrare il reddito da pensione con quello dell'attività professionale.
Non potendo più lavorare da professionista per l'aggravarsi delle condizioni di salute, non poteva quindi più darsi validità all'accordo.
Era quindi giusto che la Corte d'Appello di Genova avesse ridotto l'assegno ad € 850,00 mensili.
La decisione è certamente condivisibile.
Nello stesso tempo va rilevato che molte volte le decisioni vengono prese in base a "sfumature" pur nella costanza dei principi generali.
Sempre difficile quindi indicare con certezza quale possa essere il verdetto finale.


sabato 25 luglio 2015

L'adeguamento ISTAT di giugno 2015,piccolo aumento.

L'ISTAT,  ha pubblicato gli indici per il mese di giugno. 
La variazione del mese di giugno 2015 rispetto a giugno 2014 è di +0,2 %. 
Questo significa che se un assegno di mantenimento era ad giugno 2014 di € 1.000, a giugno 2015 diventa (€ 1000/100*100,2(cioè 100+0,2)) € 1000,20. 
In questo caso, quindi, l'assegno di mantenimento aumenta. In teoria quindi il costo della vita dovrebbe essere aumentato, in un anno, dello 0,2 %.


Per fare calcoli più veloci (anche per più anni precedenti) è comunque disponibile il foglio di calcolo in fondo a questa pagina. 
I dati sono comunque ricavabili (con qualche difficoltà) dal sito www.istat.it. Bisognerà cercare i dati dell'indice dei prezzi dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati

venerdì 24 luglio 2015

La divorziata che potrebbe lavorare ha diritto all'assegno di mantenimento?

Tendenzialmente l'assegno di mantenimentoè stabilito per permettere che il coniuge mantenga lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.
Da questo sembra facile dedurre che se una ex moglie (ad esempio) è priva di reddito o lo ha molto basso, ha diritto all'assegno se la situazione del marito è più florida.
Questo anche se il marito (comunque coniuge in condizioni migliori) si è risposato o ha una famiglia di fatto, anche con nuovi figli.
La Corte di Cassazione ha però ritenuto che la situazione non sia così semplice (sent. Cassazione Civile sez. I,  n. 11870 del 9 giugno 2015).
Ha infatti stabilito che il coniuge che chiede l'assegno debba dimostrare di non poter ricavare un reddito, di non poter svolgere una attività lavorativa.
Non basta quindi dimostrare di essere disoccupati o di percepire un reddito molto basso. Bisogna dimostrare a tutti gli effetti di non poter trovare un lavoro o comunque di non poter avere un reddito migliore.


domenica 28 giugno 2015

Spetta l'assegno al figlio stagionato che non studia e non cerca lavoro?

Il principio generale è che i figli vadano mantenuti finchè non siano autonomi.
In base a questo principio ci sono genitori sessantenni che pagano l'assegno di mantenimento per figli quarantenni che non hanno un lavoro stabile.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 27377 del 6.12.2013, I sezione civile, 

ha esaminato il caso di una studentessa fuori corso di oltre trenta anni.
La donna continuava a prendere l'assegno del padre nonostante non desse gli esami prescritti all'Università e fosse in notevole ritardo.
La Corte ha rilevato che il fatto di non superare gli esami, unitamente alla circostanza che la donna non si cercasse un lavoro (senza un giustificato motivo), fosse sufficiente per far perdere l'assegno di mantenimento alla figlia.
E' una sentenza che stabilisce un principio molto importante e che va comunque ben distinto dal caso in cui il figlio abbia un giustificato motivo (penso ad una invalidità ad esempio) per non superare gli esami o per non trovarsi un lavoro.

Indice ISTAT di maggio 2015 per l'adeguamento dell'assegno di mantenimento. L'importo diminuisce.

L'ISTAT, il 15 giugno 2015 ha pubblicato gli indici per il mese di maggio. 
 La variazione del mese di maggio 2015 rispetto a maggio 2014 è di -0,1 %. 
Questo significa che se un assegno di mantenimento era ad aprile 2014 di € 1.000, ad aprile 2015 diventa (€ 1000/100*99,9(100-0,1)) € 999,00. 
In questo caso, quindi, l'assegno di mantenimento diminuisce. In teoria quindi il costo della vita dovrebbe essere diminuito, in un anno, dello 0,1 %.

 
 
Per fare calcoli più veloci (anche per più anni precedenti) è comunque disponibile il foglio di calcolo in fondo a questa pagina. 
 
I dati sono comunque ricavabili (con qualche difficoltà) dal sito www.istat.it. Bisognerà cercare i dati dell'indice dei prezzi dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

sabato 13 giugno 2015

Se si convive in modo stabile si perde l'assegno di mantenimento. Nuova sentenza della Cassazione.

La Corte di Cassazione civile, con la sentenza n. 6855 del 3 aprile 2015 ha stabilito un principio rivoluzionario.
Se l'ex coniuge inizia una convivenza stabile questa viene considerata alla stregua di un matrimonio di fatto.
Di conseguenza si perde il diritto all'assegno di mantenimento, come se ci si fosse sposati di nuovo.
Si tratta di un ulteriore passo nella strada della parificazione della convivenza al matrimonio. Questo alla faccia di chi convive perchè non si vuole sposare ...
Ovviamente la Cassazione non intende tutte le convivenze ma solo quelle in cui ci siauna vera e propria "famiglia di fatto" vale a dire ci siano valori come solidarietà, arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente e ci siano educazione ed istruzione dei figli. Si tratta di principi belli e "fumosi"...
E come si fa a capire se una convivenza rientra in questa categoria? Si fa una bella causa ovviamente.
Questa sentenza, l'aumento del contenzioso che ne deriverà, derivano dall'idea di poter parificare matrimonio e convivenza.
Il problema è che mentre è facile  capire quando c'è un matrimonio, non è altrettanto facile capire quando una convivenza abbia le caratteristiche di una vera e propria famiglia di fatto. Non esistono criteri oggettivi come la durata della convivenza ad esempio o come una dichiarazione formale o come la residenza anagrafica comune.
Del resto i valori (bellissimi peraltro) di cui parla la Cassazione mancano spesso nel matrimonio.
Al di là delle battaglie di fondo sul concetto di matrimonio e convivenza, occorre che le leggi siano fatte bene. Le leggi sono fatte bene quando sono chiare e questo tipo di sentenze porta solo ulteriore confusione.
La nota positiva che vedo in questa sentenza è che un colpo molto forte ai furbi che vogliono avere una nuova famiglia ma non si sposano di nuovo solo per non perdere l'assegno.
Non va nemmeno dimenticato per correttezza che anche con interpretazioni di verse si poteva arrivare a risultati apparentemente simili.
Se infatti l'ex moglie conviveva stabilmente con un miliardario, essendo mantenuta stabilmente da questo poteva perdere il diritto all'assegno versato dall'ex marito perchè non ne aveva certamente bisogno.
La differenza enorme è che oggi si perde l'assegno anche se il convivente è povero e magari mantenuto dall'ex moglie. Al di là dell'aspetto economico conta il tipo di rapporto, tale da essere seriamente definito "famiglia di fatto".

L'indice ISTAT di aprile 2015. L'assegno di mantenimento diminuisce.

L'ISTAT, il 13 maggio 2015 ha pubblicato gli indici per il mese di aprile. 
La variazione del mese di aprile 2015 rispetto a aprile 2014 è di -0,3 %. 
Questo significa che se un assegno era ad aprile 2014 di € 1.000, ad aprile 2015 diventa (€ 1000/100*99,7(100-0,3)) € 997,00. 
In questo caso, quindi, l'assegno di mantenimento diminuisce. In teoria quindi il costo della vita dovrebbe essere diminuito, in un anno, dello 0,3 %.

Per fare calcoli più veloci (anche per più anni precedenti) è comunque disponibile il foglio di calcolo in fondo a questa pagina. I dati sono comunque ricavabili (con qualche difficoltà) dal sito www.istat.it. Bisognerà cercare i dati dell'indice dei prezzi dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

sabato 6 giugno 2015

Le nuove frontiere del contenzioso familiare e odio dei figli per il padre.

Ho usato intenzionalmente la parola "odio" nel titolo.
Uno dei campi in cui le passioni divampano, facendo bruciare sia l'odio che l'amore, è proprio la famiglia.
In famiglia ci si ama ma si uccide anche.
Il problema, quello che da problemi, è che questi due sentimenti contrastanti spesso convivono e ci fanno andare un momento di qua, un momento di là; questo contrasto ci può devastare dentro.
Venendo al campo del diritto matrimoniale, ho notato una tendenza degli ultimi anni.
In genere si pensa al contenzioso tra la moglie ed il marito.
Ora a questo si è aggiunto un contenzioso che diventa ogni giorno sempre più grave, quello tra i figli ed il padre.
L'ultimo padre con cui ho parlato mi ha chiesto di agire giudizialmente contro il figlio perché gli dia un aiuto per vivere. Lui vive (pagando anche un affitto) con un introito di 600 - 700 € al mese.
Il figlio è un funzionario di banca con un buon reddito.
Al di là dell'aspetto economico, il mio cliente non riusciva nemmeno a parlare raccontando che il figlio (40 anni) rifiuta di vederlo e se lo vede lo insulta. Raccontava di essere contento quando capita che invece di insultarlo lo prende in giro ...
Un mio amico separato ha proposto alla figlia di regalarle un appartamento. La figlia è diventata verde ed ha rifiutato quando il padre ha aggiunto che magari sarebbe potuto venire a dormire una volta ogni tanto, quando fosse capitato a Roma (vive fuori).
Conosco queste due persone e sono tutt'altro che mostri.
Perché capita questo?
E' una dato comune psicologico che ha torto sempre e comunque, per un bambino, il genitore che va via da casa. Il padre è quello che va via, nella quasi totalità dei casi; va via avendo torto o ragione ma questo in pratica non conta. Siamo guidati dai sentimenti, non dalla razionalità, soprattutto se siamo bambini.
Pur con tutta la buona volontà il padre perde - salvo rari e fortunati casi - il suo carisma, il suo potere di guidare il figlio; perde anche l'affetto del figlio. Ci sono padri che profittano della separazione per fuggire ed altri continuano a prendersi cura dei propri figli, spesso con grosse difficoltà.
I ragazzi perdono anche la capacità di incontrarsi con una figura maschile nel mondo della scuola perché la quasi totalità degli insegnanti sono le donne.
Si creano problemi a tal punto che ora ci sono psicologi che si occupano anche di terapia o mediazione familiare tra padri e figli.
Veniamo ora agli aspetti legali.
Per quello che riguarda l'assegno di mantenimento, il padre è tenuto (come la madre) a mantenere il figlio anche quando ha abbondantemente superato la maggiore età. Basta che non sia economicamente autonomo.
Questo accade per i figli bambini ma anche per padri settantenni e figli di 30 o quaranta anni.
Ci sono molte sentenze in questo campo, sempre di più. In questo blog ne ho citate diverse.
Altro aspetto legale è quello del diritto agli "alimenti"  che i genitori in genere hanno nei confronti dei figli.
Gli alimenti sono il minimo che occorre per sopravvivere e quindi tendenzialmente sono inferiori all'assegno di mantenimento per un figlio.
E' prevedibile che in futuro questo tipo di cause aumenti sempre di più.
Il mio lavoro è l'avvocato e guadagno quando la gente litiga. Nello stesso tempo è con fastidio che vedo cause nate non da giuste esigenze ma da semplice odio, soprattutto nel campo familiare.

venerdì 13 marzo 2015

L'indice ISTAT di febbraio 2015 per l'adeguamento dell'assegno di mantenimento. L'assegno diminuisce.

L'ISTAT, il 13 marzo 2015 ha pubblicato gli indici per il mese di febbraio.
La variazione del mese di febbraio 2015 rispetto a febbraio 2014 è di -0,4 %.
Questo significa che se un assegno era a febbraio 2014 di € 1.000, a febbraio 2015 diventa (€ 1000/100*99,6(100-004)) € 996,00.
In questo caso, quindi,  l'assegno di mantenimento diminui
sce.
In teoria quindi il costo della vita dovrebbe essere diminuito, in un anno, dello 0,4 %.
Per fare calcoli più veloci (anche per più anni precedenti) è comunque disponibile il foglio di calcolo in fondo a  questa pagina.
I dati sono comunque ricavabili (con qualche difficoltà) dal sito www.istat.it . Bisognerà cercare i dati dell'indice dei prezzi dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

lunedì 2 marzo 2015

Sanzioni e risarcimento danni contro la madre che non fa vedere figli al padre.

C'è una norma molto importante nei confronti del genitore che non faccia vedere i minori all'altro, in genere le madri.
Fino a qualche anno fa questo comportamento, dannoso soprattutto nei confronti dei figli, era ostacolabile con strumenti molto più complessi e spesso inefficaci.
Tra gli altri c'era la possibilità di chiedere il mutamento del regime di affidamento e la decadenza della potestà genitoriale. Non erano però mezzi "diretti" e potevano anche non ottenere nulla.
Esisteva (ed esiste) la possibilità di prendere coercitivamente i figli con la forza pubblica ma certo non è uno strumento semplice. Le cronache ricordano di video strazianti ... (e molto spesso di comodo).
Ora si può ricorrere al Tribunale ai sensi dell'art. 709 ter del codice di procedura civile.
Il Tribunale potrà:
1) ammonire il coniuge inadempiente;
2) disporre il risarcimento dei danni a favore del minore;
3) disporre il risarcimento dei danni a favore dell'altro genitore;
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa da un minimo di € 75 ad un massimo di € 5.000 a favore della Cassa delle Ammende.
Nella seconda ipotesi ovviamente potranno essere determinate modalità che garantiscano che il minore abbia effettivamente la disponibilità del denaro (ad esempio depositi su libretti vincolati).
E' triste dirlo ma le sanzioni che colpiscono nel portafoglio, anche in una materia come questa, a tutela dei minori, possono avere più importanza di quelle morali. z35W7z4v9z8w

venerdì 27 febbraio 2015

Quota della liquidazione spettante all'ex coniuge divorziato. A quanto ha diritto e quando?

Dopo il divorzio l'ex coniuge può avere diritto ad una parte della liquidazione (Trattamento Fine Rapporto TFR) percepita dall'ex coniuge.
Questo anche se la liquidazione viene percepita anni o decenni dopo il divorzio.
Le condizioni sono che chi ritiene di aver diritto non si sia risposato e percepisca un assegno di mantenimento divorzile.
A quanto avrà diritto?
Facciamo un calcolo concreto.
Giovanni e Sonia hanno divorziato nel 2000.
Dal matrimonio alla separazione sono passati 10 anni; dalla separazione al divorzio sono passati altri 10 anni.
Sonia ha un assegno di mantenimento di € 500 mensili e non si è risposata.
Giovanni va in pensione nel 2015 e percepisce un TFR di € 80.000 calcolato su 40 anni di lavoro.
Per calcolare l'importo di riferimento ad anno del TFR  bisogna dividere € 80.000 per 40 (anni di lavoro). Si ottengo € 2.000 annui.
Di questi spetta alla moglie il 40% quini di € 800 ad anno.
Per quanti anni spetta tale importo?
La legge sul divorzio parla di durata del "matrimonio" non della "convivenza".
Nel nostro caso, la convivenza è durata 10 anni (fino alla separazione) ed il matrimonio 20 (fino al divorzio).
L'indennità andrà quindi calcolata per 20 anni. Sonia avrà diritto ad € 800 * 20 (anni) = € 16.000.
La data del divorzio non è quella in cui i coniugi si presentano davanti il Presidente del tribunale (prima udienza) ma quella finale del passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario).
Sul punto del calcolo fino alla cessazione legale del matrimonio o fino alla data della separazione il Tribunale di Catania ha rimesso la legge alla Corte Costituzionale per la sua sospetta incostituzionalità. La Corte Costuzionale ha dichiarato la manifesta illegittimità della questione con l'ordinanza del 19 ottobre 2009 (261/2009).

giovedì 15 gennaio 2015

Solita fregatura: Pino Daniele non ha lasciato nulla alla compagna Amanda. Come fare?

Notizia recente è che Pino Daniele non ha lasciato nel testamento nulla alla compagna.
Succede molto spesso ed in questo come in altri casi ci sono delle considerazioni da fare.
E' possibile che Pino Daniele non volesse lasciare nulla alla compagna, che non la amasse o le volesse fare un bel dispetto.
In questo caso nulla da dire ... problemi loro.
E' possibile anche che volesse lasciare qualcosa o tutto ad Amanda (e magari nulla ai parenti) ma di fatto non avesse fatto nulla per pigrizia.
Questo caso sarebbe veramente grave perchè sarebbero danneggiate senza rimedio sia la compagna - vedova, sia la volontà reale di Pino Daniele.
Quello che è successo ad un personaggio così celebre è su tutti i giornali. La stessa cosa succede ogni giorno a tante coppie senza che nessuno lo sappia. 
Per evitare cose del genere si è tentata la strada giuridica del riconoscimento degli effetti legali delle convivenze. 
A parte il fatto che poi le leggi sono rimaste nel mondo delle chiacchere, non è detto che una disposizione in tal senso risolverebbe veramente per dei problemi di fondo. Tanto per dire il principale, quali sarebbero le convivenze riconosciute?
Se non ci fosse un criterio cderto si creerebbero solo una marea di cause.
Il criterio certo può essere solo la volontà comune di iscriversi in un eventuale registro delle convivenze ma ... di fatto sarebbe una specie di matrimonio civile ed allora ... perchè non sposarsi?
Al di là delle bufale e delle promesse esisto due sistemi che danno garanzie reali.
Il primo e più sicuro è quello del matrimonio civile.
Il secondo è quello comunque di predisporre le cose anche pensando ad una eventuale dipartita. Si può trattare di un testamento (sempre modificabile) di atti di vendita, di intestazione in comune di conti correnti. 
Si tratta di molte ipotesi che vanno valutate con estrema attenzione.
Bisogna in pratica rendersi conto che dall'avvocato ci si va prima e per evitare i guai. Dopo ... quasi sempre ... non si può fare più nulla!


giovedì 1 gennaio 2015

L'indice Istat di novembre 2014 per l'adeguamento dell'assegno di mantenimento

L'ISTAT, il 12 dicembre 2014 ha pubblicato gli indici per il mese di novembre.
La variazione del mese di novembre 2014 rispetto a novembre 2013 è di +0,2 %.
Questo significa che se un assegno era a novembre 2013 di € 1.000, a aprile 2014 diventa (€ 1000/100*100,2) € 1.002,00.
In teoria quindi il costo della vita dovrebbe essere aumentato, in un anno, dello 0,2 %.
Per fare calcoli più veloci (anche per più anni precedenti) è comunque disponibile il foglio di calcolo in fondo a  questa pagina.
I dati sono comunque ricavabili (con qualche difficoltà) dal sito www.istat.it . Bisognerà cercare i dati dell'indice dei prezzi dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

martedì 30 dicembre 2014

Annullamento del matrimonio alla Sacra Rota. Eliminazione dell'assegno di mantenimento


Un modo per eliminare radicalmente il diritto all'assegno di mantenimento del coniuge è quello di ottenere la dichiarazione di nullità innanzi il Tribunale ecclesiastico della Sacra Rota.
Questo stratagemma può essere applicato solo da chi ha contratto il c.d. matrimonio concordatario, cioè si è sposato in chiesa.
In questo caso, se il tribunale ecclesiastico dichiara che il matrimonio era nullo, la sentenza può essere “delibata” cioè fatta propria dallo Stato italiano.
La conseguenza civile è che sparirà radicalmente il diritto al mantenimento del coniuge.
Rimarrà solo quello per i figli.
Unico temperamento è quello di cui all'art. 129 del codice civile; in base a questa norma, il coniuge in buona fede avrà diritto ad avere il mantenimento per un massimo di tre anni.
Questo meccanismo è spesso usato in modo “truffaldino” contro le persone inconsapevoli. Non è raro infatti che si dica al coniuge che si chiede la dichiarazione di nullità religiosa solo per questioni morali, per fare la comunione, per non essere esclusi dalla Chiesa.
Capita quindi che ci si creda, non si vada da un avvocato

a farsi consigliare e si lasci annullare il matrimonio senza problemi.
Solo che … poi si perde tutto...



martedì 18 novembre 2014

In sintesi le nuove procedure per separazioni e divorzi. Negoziazione assistita e consensuale davanti ufficiale d'anagrafe.

Il decreto legge 132/2014 ha profondamente innovato il regime delle separazioni e dei divorzi.
Ne parliamo in sintesi.
La negoziazione assistita è applicabile quando non ci siano figli minori o maggiorenni portatori di handicap grave.
Di conseguenza i coniugi possono farsi assistere ognuno da un avvocato ed esperire una trattativa senza bisogno di andare in tribunale.
Qualora sia raggiunta una transazione, il relativo accordo (sia per le separazioni che i divorzi) sarà trascritto dagli avvocati con lo stesso effetto di una sentenza.
I coniugi potranno anche fare a meno degli avvocati (sempre in assenza di figli minorenni o portatori di handicap grave).
Potranno infatti comparire innanzi l'Ufficiale di Stato Civile del comune di residenza di uno dei coniugi o presso quello dove è stato celebrato il matrimonio. 
Lì dichiareranno il loro accordo di separazione o di scioglimento  del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili o di modifica delle condizioni.
Anche qui il valore è equiparato a quello di un provvedimento giudiziale.
A mio parere questa procedura nella maggior parte dei casi semplificherà e leverà lavoro ai tribunali. 
Tutela però di meno il coniuge debole e comunque la giustizia.
Prendiamo il caso, ad esempio, di una moglie maltrattata e succube.
E' evidente che può essere indotta ad accettare condizioni ingiuste e per lei dannose. 
Con il vecchio regime sarebbe comparsa comunque davanti il Tribunale. Il Giudice, vedendo condizioni inique (come la rinuncia ad un assegno di mantenimento)  avrebbe potuto  almeno avvisarla ed invitarla a ragionare.
Questo non accadrà certamente davanti l'Ufficiale di Stato Civile che del resto non avrebbe nemmeno la competenza!
Quindi prosegue l'andazzo delle riforme della giustizia italiana: l'unica cosa che conta è risparmiare, eliminando i processi. La giustizia, il dare ragione a chi ce l'ha e difendere il debole ha sempre meno importanza. Nel caso della negoziazione assistita il problema è minore perchè ognuna delle parti è assistita dal proprio legale.
 

giovedì 23 ottobre 2014

Non pagare il mutuo della ex casa coniugale è reato?

Il caso è quello della casa coniugale assegnata alla moglie, con un mutuo sopra; il mutuo, nel nostro caso, può essere intestato in tutto o parte al marito.
In questo post ci riferiamo al caso esaminato dal una recente sentenza della Cassazione.
Il marito era stato obbligato a passare l'assegno di mantenimento per il coniuge ed i figli.
Aveva poi smesso di pagare il mutuo sulla casa coniugale.
Il reato contestabile è quello di cui all'art. 570 del codice penale, violazione degli obblighi di assistenza familiare; la norma prevede la punizione per "chi faccia mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa."
In genere detta norma viene applicata a chi non paga l'assegno di mantenimento.
Nel nostro caso l'assegno era pagato ma non il mutuo.
La Corte di Cassazione (sez. VI penale, sentenza 24.7.2014, n. 33023) ha stabilito che il marito fosse colpevole.
Infatti, non pagando il mutuo, ha costretto la moglie a utilizzare l'assegno di mantenimento per il pagamento del mutuo stesso. Inoltre, aggiungiamo, il mancato pagamento del mutuo mette in pericolo l'esistenza stessa della casa coniugale.
Condividiamo pienamente quindi la sentenza in oggetto.
Nella pratica, il principio non è sempre applicato.
Anni fa mi è capitato il caso in cui i figli hanno pignorato l'appartamento del padre (per altro nullatenente) per la mancata restituzione di un prestito. Gli hanno anche messo in vendita l'appartamento stesso.  Il Pubblico Ministero chiese l'archiviazione della denuncia ... Diciamo che come al solito vorremmo che la saggezza (ed anche l'ovvietà) della Cassazione fosse condivisa anche da altri operatori del diritto...

lunedì 20 ottobre 2014

Le spese straordinarie si possono includere nell'assegno di mantenimento?

Nella stragrande maggior parte delle condizioni di separazione si stabilisce un assegno mensile a favore dei figli, a cui si aggiunge, più o meno:"oltre la metà delle spese straordinarie scolastiche, sanitarie ...".
Spesso le spese straordinarie sono causa di contenzioso.
Esiste quindi la tentazione di conglobarle forfettariamente nell'assegno di mantenimento ordinario.
Altra possibilità è quella di aggiungere la parola "concordate" ma di fatto questo può bloccare alcune spese importanti per i figli.
Per quello che riguarda il considerarle parte dell'assegno ordinario, potrebbe essere inutile.
Si veda in questo senso la recente sentenza della Cassazione civile 18869/2014.
La Corte d'Appello aveva conglobato le spese straordinarie nell'assegno di mantenimento.
La Cassazione ha deciso che questo fosse illegittimo per le seguenti considerazioni, riportate integralmente:
"5.1. - Nella determinazione del contributo per il mantenimento della prole minore di età, il giudice deve tener conto non solo delle esigenze attuali del figlio, ma anche del tenore di vita goduto dallo stesso nel corso della convivenza con entrambi i genitori, nonché delle risorse economiche di questi, in modo da realizzare il principio generale di cui all'art. 148 cod. civ., secondo cui i genitori devono concorrere al mantenimento dei figli in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. 
5.2. - La Corte di merito, nel non adeguare l'assegno di mantenimento per le figlie posto a carico del P. , nonostante il constatato miglioramento delle condizioni economiche dello stesso da un lato, e, dall'altro, le crescenti esigenze, dalla stessa Corte evidenziate, delle figlie, in età adolescenziale, ed anzi nel ricomprendere nell'ammontare di detto assegno le spese mediche, ludiche e scolastiche straordinarie, non si è attenuta al principio dianzi esposto."

venerdì 17 ottobre 2014

Se il marito non può lavorare per una grave malattia, può eliminare l'assegno?


Eppure la soluzione non è semplice, nella prassi.
La Corte di Cassazione (sentenza n. 20145 del 24.9.2014) ha deciso che lo stato di malattia, quando impedisca l'attività lavorativa, vada preso in considerazione. Di conseguenza l'assegno per il coniuge può essere ridotto o eliminato.
Ha risolto il caso di un uomo di 30 anni che non poteva lavorare per una grave malattia.
Il problema pratico è però un altro.
Quella della Cassazione è una massima che tra l'altro rispecchia anche il minimo del ragionamento logico.
Quello che è grave è che la Corte d'Appello aveva deciso diversamente, non esaminando nemmeno una perizia medico legale ed altre prove.
In pratica quindi l'uomo di cui sopra ha avuto ragione e ne sarà contento. Ha però avuto ragione dopo ben tre gradi di giudizio!
Doveva dirla la Cassazione una cosa così ovvia?
Da una parte quindi bisogna accogliere con gioia questa sentenza della Cassazione. Dall'altra rimane un po' di tristezza per le difficoltà pratiche che spesso si devono affrontare prima di avere giustizia....

domenica 28 settembre 2014

Se si viveva da tirchi con un marito ricco si ha diritto all'assegno di mantenimento?

Nel post precedente abbiamo scritto che un coniuge ha diritto all'assegno relativamente al regime di vita che si era mantenuto durante il matrimonio.
Abbiamo scritto che questo ha importanza anche se se il coniuge che chiede l'assegno è ricco di per se'.
Il riferimento al regime di vita ci fa arrivare ad una importante precisazione: la sproporzione del reddito tra i coniugi ha importanza  in riferimento al regime di vita.
Supponiamo che la moglie abbia un reddito di € 3.000,00 mensili e che il marito lo abbia di € 10.000,00 mensili.
Non è automatico che spetti l'assegno e che questo debba essere sostanzialmente una media tra i due redditi.
In questo caso la moglie è certamente economicamente autosufficiente.
Bisognerà andare a vedere il tenore di vita tenuto dai coniugi durante il matrimonio.
Se erano abituati a spendere grosse cifre probabilmente gli € 3.000 della moglie non saranno sufficiente a mantenere tale tenore. Avrà quindi diritto ad un assegno adeguato.
Qualora i coniugi facessero invece vita ritirata, spendendo lo stretto necessario, la moglie non avrebbe diritto ad alcun assegno.
Colpisce sicuramente ma di fatto la vita matrimoniale tirchia o spendacciona ha sicuramente influsso sull'assegno di mantenimento, ben al di là della morale o del comune modo di sentire.



Spetta l'assegno di mantenimento alla moglie ricca?

Se la moglie è ricca ha diritto all'assegno di mantenimento?
E per il marito come ci si regola?
E' quasi superfluo dire che le situazioni sono identiche, almeno sul piano del diritto.
Sembra assurdo ma anche il coniuge ricco, proprietario di immobili e con un buon reddito, può avere diritto all'assegno di mantenimento.
Quello che in effetti conta non è tanto il reddito individuale quanto il tenore di vita tenuto durante il matrimonio.
Un caso celebre è quello della moglie di Berlusconi. Ha avuto un assegno di mantenimento di centinaia di migliaia di Euro pur essendo del tutto al di fuori dello stato di bisogno.
Nel suo, come in casi simili, conta il tenore di vita che si aveva durante il matrimonio. Se ad esempio si era abituati ad andare al ristorante tuttte le sere, frequentare costosi clubs sportivi e circoli privati, andare spesso da parrucchiere ed estetista, tutto questo - nei limiti del reddito dell'altro coniuge - dovrà essere possibile anche dopo la separazione.
In questo modo si giustifica l'assegno milionario della moglie di Berlusconi ma anche casi molto più modesti.
In questo senso, tra le altre, le sentenze Cass. Civ. Sez. I, 31 luglio 2008, n. 20886 e Cass. Civ.  4 febbraio 2011, n. 2747.