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lunedì 7 aprile 2014

Avvocato e psicologo: una strana coppia?

Che c'entra uno psicologo con l'assegno di mantenimento o con le problematiche strettamente giuridiche di una separazione personale?
É facile immaginare che possa servire quando si tratta di affidamento dei figli ma non in questo caso.
Nel mondo degli affari, quando si litiga per lo più avviene per motivi strettamente economici. Paradossalmente è per questo che le grandi aziende privilegiano strumenti non giudiziari come gli arbitrati e le mediazioni.
Nel particolare contratto che è il matrimonio, il discorso è totalmente diverso.
Nella stragrande maggior  parte delle separazioni e dei divorzi, i problemi a monte sono psicologici,  problemi di aspettative tradite e bisogno emotivi non corrisposti.
Le liti sull'assegno spesso non sono reali in se' ma  sono effetto di queste problematiche.
Anche quando i problemi economici sono reali, il contenzioso emotivo tra le parti può essere tale da impedire serenamente di valutare insieme la situazione e cercare le soluzioni economiche opportune, valide per entrambi e sostenibili.
Da una parta ci può essere chi chiede un assegno elevato solo per danneggiare il coniuge; dall'altra chi rifiuta di pagare perché ha dimenticato di essere genitore e coniuge.
Gli avvocati da sempre hano cercato soluzioni transattive ma di fatto la loro particolare posizione lo rende difficile; non è raro vede coppie che non riescono a mettersi d'accordo per una differenza di € 50 - 100 mensili.

In questi casi, qualora ci siano gli spazi, è doveroso per l'avvocato segnalare la possibilità di un aiuto specifico da pare di uno psicologo o di un mediatore familiare.

Nello stesso tempo anche uno psicologo coscienzioso sa bene che esistono degli aspetti propriamente giuridici che non possono essere trascurati e sui quali è bene chiedere l'intervento del giurista.
Da un altro punto di vista, l'avvocato che abbia la collaborazione di uno psicologo ha una marcia in più.
Ovviamente un avvocato ha comunque il dovere, dopo aver dato il suo consiglio, di rispettare le decisioni del proprio cliente e combattere per il loro successo.


giovedì 30 gennaio 2014

Come lo psicologo vede l'assegno di mantenimento.

Quando si interrompe il “contratto”  matrimoniale, a seguito della separazione coniugale, si vorrebbero vederne annullate tutte le clausole, come avviene in altre fattispecie contrattuali.
Ma il matrimonio, come sappiamo, implica – specialmente in presenza di figli – il permanere di responsabilità quali, ad esempio, l’assegno di mantenimento al coniuge economicamente più debole.
Nella prassi, sono in genere i mariti che devono continuare a versare alle mogli separate emolumenti che, secondo la suddetta logica contrattuale, sembrerebbero non più dovuti.
Questi coniugi provano, quindi, profondo rancore perché considerano un’ingiustizia dover continuare a mantenere le mogli ormai non più legate “contrattualmente” a loro.
A mio avviso va tenuto conto che il ‘vissuto psicologico’ non è necessariamente, anzi non è quasi mai, allineato con il ‘dovuto giuridico’: sentirsi ingiustamente sfruttati è un pernicioso sentimento che a volte induce anche una denegata triangolazione dei figli: “Perché vostra madre non va a lavorare?”, “Perché ancora la devo mantenere se non è più mia moglie?” sono solo alcune delle domande che sentiamo in questi casi.
Il più delle volte, questo senso di ingiustizia derivante da un codice civile percepito “a tutto vantaggio delle donne”, può venir stemperato dagli effettivi, seppur talora inefficaci, tentativi delle mogli separate di trovare un lavoro o altri modi per rendersi economicamente autosufficienti, mentre avvilisce ancor di più i padri separati assistere al passivo adagiarsi delle donne sugli assegni di mantenimento.
Sono sentimenti, questi, che, pur cozzando a volte contro la ratio della legge, hanno una loro ragione d’essere: non tenerne conto significa esasperare la conflittualità tra gli ex-coniugi, anche con ricadute sui figli, mentre affrontarli potrebbe contribuire a ridare dignità alle persone anche nei momenti più critici.

Dott.ssa Marisa Nicolini
Psicologa-psicoterapeuta
Ctu del Tribunale di Viterbo
Via A. Polidori, 5 – Viterbo
Cell. 328 8727581
www.marisanicolinipsicologaviterbo.freshcreator.com